Storia

Estratto da "La Casana", n. 2/1998

Aprile-Giugno 1998 - Anno XL

La Biblioteca medica "Mario Segale" e la rivista "Pathologica"
di Vladimiro Zinco

Tra le istituzioni culturali e scientifiche di Genova, la Biblioteca medica "Mario Segale" occupa un posto peculiare da ormai novant'anni. La sua origine data infatti dal 1908, quale filiazione della rivista "Pathologica", fondata nel novembre di quell'anno da Mario Segale. La vocazione di Mario Segale era maturata in un ambiente quanto mai propizioIl padre, Gio Batta Segale (1845-1929), nativo di Figarolo, frazione di Lorsica nella Fontanabuona, fu medico illustre ai suoi tempi in Genova. Laureatosi nel 1870, esercitò la chirurgia come primario nell'antico ospedale di Pammatone dal 1882 al 1887. Ebbe tre figli, Mario, Gian Carlo e Beatrice.

Nato a Genova il 29 settembre 1878, Mario Segale seguì l'esempio paterno, come fece poi il fratello minore Gian Carlo. Si laureò nel 1903 e si dedicò alla ricerca sperimentale in patologia, e fu il primo in Genova ad occuparsi della fisico-chimica applicata alla biologia. Si recò a questo fine a Lipsia, al Physikalisch-Chemisches Institut diretto da Wilhelm Ostwald, premio Nobel per la chimica, e ne riportò per ricordo il ritratto col motto autografo "Der Jugend freie Bahn" ("Via libera alla gioventù"), ritratto che tuttora si conserva in Biblioteca.

Tornato a Genova, frequentò come assistente e poi come aiuto l'Istituto di Patologia generale (1904-1912), diretto da Luigi Griffini, nella vecchia sede del convento dei Cappuccini in via Bertani, che il Comune aveva ceduto nel 1883 all'Università perché vi alloggiasse gli istituti biologici. Nel 1915 ebbe la direzione dei laboratori scientifici degli Ospedali Galliera, carica che dovette interrompere a causa della guerra, nel corso della quale si occupò dei servizi di profilassi in zona di operazioni a Cividale, Caporetto, Abano e Bassano (1915-1917), e poi in zona territoriale a Genova (1918).
Tornò al Galliera nel 1919, e qui operò fino alla morte che lo colse precocemente, a quarantasette anni, il 15 ottobre 1925 in seguito ad una infezione contratta in laboratorio.

La sua attività scientifica comprende 72 pubblicazioni, tra il 1902 e il 1924, su argomenti di biologia generale, biochimica e biofisica normale e patologica, microbiologia generale e applicata, reazioni immunitarie ed istopatologia generale.
Ma la sua creatura prediletta, quella che contribuì a diffondere la conoscenza della medicina italiana nel mondo, e che tuttora continua a progredire lungo la strada da lui tracciata, è la rivista "Pathologica", dal bel nome classico suggerito dal latinista Ferruccio Calonghi (ci fu anche una leggenda, non si sa come nata, che attribuiva la paternità del nome a Gabriele D'Annunzio, cosa non vera ma verisimile).
Questa fu l'impresa alla quale consacrò gran parte delle sue energie e anche delle sue sostanze. Sostenne praticamente da solo il lavoro di redazione, con l'aiuto di una segretaria, Anna Strizoli, che tenne tale ufficio fino al 1956. Il primo numero reca la data del 15 novembre 1908, e presenta nel comitato direttivo i più bei nomi delle scuole italiane di patologia, fra i quali risalta quello del premio Nobel Camillo Golgi. E poi Guido Banti, Augusto Bonome, Antonio Cesaris Demel, Alessandro Lustig, Ettore Marchiafava, e via dicendo.

Nel comitato di redazione compare anche una donna, cosa allora del tutto eccezionale, la signorina Nella Giulia Bernabei che svolgeva le funzioni di aiuto nell'Istituto di Patologia generale di Siena.

Nell'esposizione del programma, Mario Segale manifestava senza falsa modestia l'intento di "coordinare in un periodico di larga diffusione tutta la produzione scientifica di patologia, quale viene svolgendosi nei vari centri di studio, fruendo anche largamente del vasto materiale che le applicazioni cliniche ci possono dare".

In questo senso la rivista era unica in Italia, se si eccettui solo "Lo sperimentale" che usciva a Firenze fin dal 1858 e che durerà sino al 1971.

Inaugurò la serie una nota del senatore Pio Foà di Torino "Sulle alterazioni del fegato di origine splenica e sulle alterazioni spleniche di origine epatica". La rivista presentava inoltre un ricco notiziario ed un'ampia rassegna della stampa periodica internazionale che Mario Segale poteva seguire grazie anche alle sue qualità di poliglotta (lingua giapponese compresa). La veste era sobria, ridotta all'essenziale.
Fin che il suo fondatore visse, "Pathologica" uscì con cadenza quindicinale (1908-1925). Divenne poi mensile fino al 1943. Nel 1944 pubblicò un solo fascicolo, due nel 1945 e quattro nel 1946. Dal 1947 in poi è bimestrale.

Alla scomparsa del fondatore, l'amministrazione ospedaliera si assunse il compito, encomiabile ma non facile, di mantenere in vita la rivista, la cui direzione fu affidata prima ad Antonio Cesaris Demel (1866-1938) e, successivamente, a Giuseppe Solimano (1889-1946) già direttore sanitario del Galliera, che si era distinto nel campo scientifico per i suoi studi.
All'impegno non mancò il pubblico riconoscimento. Con lettera del 28 aprile 1931 la Reale Accademia d'Italia comunicava l'assegnazione di un premio d'incoraggiamento di lire duemila, con il "più vivo compiacimento" da parte del presidente Guglielmo Marconi.

Chi sfogli la collezione di quegli anni troverà nomi che appartengono ormai alla storia della scienza: Banti, Bilancioni, Bonome, Cagnetto, Cesaris Demel, Ciaccio, Di Cristina, Donaggio, Foà, Galeotti, Golgi, Lustig, Martinotti, Vassale, per citarne alcuni. Compare anche, tra il 1912 e il 1914, con quattro lavori sulla leishmaniosi e sulla scarlattina, il pediatra e politico Giuseppe Caronìa (1884-1977), amico e seguace di don Sturzo, il quale inaugurò la prima cattedra in Italia di malattie infettive non solo infantili (Napoli, 1932). Benché, con vantaggio dei rivali, non avesse voluto aderire al regime fascista, fu pregato tuttavia di intervenire a beneficio dell'ultimogenita di Mussolini, Anna Maria, colpita da una forma di poliomielite.

Contò fra gli allievi anche il Bentivegna, l'attentatore di via Rasella a Roma (1944), ch'ebbe la delicatezza di avvertirlo di tenere aperti i vetri, per evitare danni, dato che abitava nelle vicinanze.
Fino al 1911 la sede fu presso l'Istituto di Patologia generale in via Agostino Bertani 5, poi in via Portoria 16-1 fino al 1916 (la strada è scomparsa nel corso della demolizione dell'omonimo antico sestiere), dal 1917 al 1924 in via XX Settembre 11-1.

Finalmente nella seduta del 1° dicembre 1924 il consiglio di amministrazione degli Ospedali Galliera, su proposta del vice presidente Gian Carlo Gentile, deliberò di "concedere i locali soprastanti al  Gabinetto di Radiologia ad uso di Redazione e Biblioteca del periodico scientifico Pathologica". Ciò in concordanza con l'intento della duchessa fondatrice, la quale fra i sussidi scientifici, aveva disposto nelle tavole di fondazione l'istituzione di una biblioteca.

Ai nuovi locali si accedeva direttamente da via Alessandro Volta, da una porta non più esistente. Si trattava di un ammezzato sufficientemente ampio e luminoso che Mario Segale arredò nel modo più spartano. Gli scaffali erano di legno grezzo, e la sala di lettura offriva quelli che in gergo militare si chiamavano i tavoli da casermaggio. In compenso la Biblioteca metteva a disposizione, nel 1925, oltre 400 periodici provenienti da ogni parte del mondo. Solimano rimase alla conduzione di "Pathologica" fino al 1946, anno in cui morì ancor giovane, in piena attività, dopo averne assicurato la continuità nell'ultimo periglioso scorcio della guerra.

Gli succedette nel duplice compito di direttore dei laboratori e della rivista Luciano Cirio (1886-1972), "uomo di cuore e vita francescana e di scienza lieta", secondo la felice espressione di Antonio Giampalmo. Friulano, figlio d'un farmacista di paese, laureato a Padova nel 1911, venne a Genova nel 1913 all'Istituto di Anatomia patologica diretto da Aldo Fabris, che dovette lasciare allo scoppio della guerra quale medico di battaglione, in prima linea. Tornò all'Istituto nel 1919 come aiuto, e poi come direttore supplente dal 1942 al 1946, quando fu chiamato agli Ospedali Galliera.

Erano i duri anni del dopoguerra e l'opera di Cirio, per permettere alla rivista non solo di sopravvivere ma anche di avere una vita rigogliosa consona all'antica tradizione, fu instancabile: Cirio, schivo e timido ed insieme gelosissimo dell'autonomia di "Pathologica", fu sempre alieno dal chiedere aiuto ed appoggi e solamente con dura fatica riuscì ad assicurare il cammino della rivista che costantemente fu al centro dei suoi pensieri: di essa, gravemente ammalato ma lucidissimo e consapevole, si preoccupò fino all'ultimo.

Cirio curò la rivista per venticinque anni, dal 1946 al 1970, coadiuvato nel servizio di segreteria dalla signorina Strizoli, come già detto, fino a tutto il 1956, e poi dallo scrivente.
Nel 1959, anno in cui "Pathologica" celebrava il suo primo cinquantenario, si accordò con l'Associazione dei patologi ospedalieri italiani (APOI) per la pubblicazione della relativa attività scientifica e sociale.

Negli ultimi anni ebbe la collaborazione disinteressata di Gennarino Sansone (1913-1993), il pediatra, ematologo e genetista di fama internazionale, venuto al Galliera nel 1959, uomo generoso ed entusiasta, il quale arricchì la rivista con contributi della sua scuola e molto fece per ampliarne la conoscenza all'estero. Cirio lasciò "Pathologica" (e il laboratorio) nel 1970, a 86 anni. Morì due anni dopo. Gli succedette Emilio Bronzini (1928-1984), sempre nel duplice compito di primario anatomo-patologo e di direttore di "Pathologica".

Venuto da Pisa a Genova nel 1960 insieme con il suo maestro Antonio Giampalmo che aveva assunto la direzione dell'Istituto di Anatomia patologica, era figlio di Arduino, l'otorinolaringoiatra della Spezia al quale il destino aveva riservato l'onere di diagnosticare a Giacomo Puccini il male che doveva impedirgli di condurre a termine la Turandot.

Dopo quattordici anni di intensa operosità, Bronzini scomparve tragicamente la vigilia del Natale del 1984.

Fino a Cirio la direzione della rivista comprendeva anche quella della Biblioteca; in seguito questa passò al direttore sanitario Dante Zaninetta dal 1971 al 1980, poi al suo successore Pier Augusto Gemignani, bibliofilo e cultore degli studi storici, che diventerà anche direttore responsabile di "Pathologica" accanto al direttore scientifico Marco Canepa, subentrato a Bronzini nell'ormai tradizionale duplice funzione. Canepa è docente alla Scuola di specialità in patologia clinica dell'Università di Genova, e prima di venire al Galliera era primario all'Istituto di Santa Corona a Pietra Ligure.

Con lui "Pathologica" incrementa ulteriormente il suo prestigio come organo ufficiale della Federazione italiana delle società di anatomia patologica e di citologia diagnostica (FISAPEC).

In questo frattempo la Biblioteca si era arricchita di diversi lasciti da parte di medici dell'Ospedale.

Il primo, nel 1936, fu quello di Vittorio Cantù, ch'era stato per quarantacinque anni primario e anche direttore sanitario. Seguì quello di Giuseppe Moresco, primario chirurgo, succeduto nel 1920 al Cantù nella direzione sanitaria. Nel 1957 vennero versati i libri appartenuti ad Andrea Mazza, il primario che nel 1892 aveva organizzato l'ambulatorio oftalmoiatrico, dirigendolo poi per molti anni. Si tratta di una serie ben rilegata di classiche opere di oculistica del secolo XIX, da uno Scarpa del 1816 in poi. Nello stesso anno pervenne la donazione del marchese Luigi Assereto, libero docente di clinica ostetrica all'Università di Pavia e poi Genova; nel 1963 quella di Giulio Trucco, vice primario; e nel 1966 quella del primario neurologo Emanuele Banchieri. Il vero tesoretto è costituito dal fondo che comprende i libri di Pietro Francesco Pizzorno e di Angelo Bo, fondo che apparteneva alla vecchia Biblioteca del Galliera, assegnato alla "Mario Segale" nel 1960, in occasione del trasferimento nei nuovi locali.
Il Magnifico Pizzorno, o Pizzorni (1709-1789), vissuto in pieno Settecento, Lettore di Teoria Medica nelle Scuole del Venerabile Ospitale di Pammatone, attento al progresso scientifico (fu fautore dell'innesto del vaiolo), raccolse il meglio della produzione del suo tempo, oltre che testi del Cinque e del Seicento. Solo per fare qualche nome: Scipione Mercurio, Vander Linden, Baglivi, Santorino, Etmüller, Hoffmann, Boerhaave, Sydenham, Haller (32 volumi), Lancisi, Ramazzini, Torti, Spallanzani, Onofrio Scassi e altri genovesi, e via dicendo. Da segnalare una miscellanea di rari opuscoli rilegati in trenta e più volumi, che comprende anche testi della "querelle" insorta tra i medici genovesi e l'inglese William Batt, ch'era stato chiamato a Genova dal Serenissimo Senato per istituirvi la prima cattedra di chimica.

Angelo Bo (1801-1874), medico e politico, fu professore di patologia generale e igiene nell'Università di Genova nel mezzo dell'Ottocento, ed avendo pure l'ufficio di direttore della sanità marittima raccolse quanto poteva interessare pestilenze ed epidemie in genere, soprattutto opuscoli, costituendo un corpus non facile a trovarsi così riunito.

Oltre a questo la sua biblioteca comprende alcune tra le migliori opere mediche del primo Ottocento, compresi appunti manoscritti di lezioni.

Nella stessa occasione del trasferimento nella nuova sede venne assegnata alla Biblioteca anche una collezione di antichi volumi lasciati da Francesco Grossi (1853-1931), medico e membro del consiglio di amministrazione del Galliera, d'antico casato di Sassello.
Era vivo desiderio di Gian Carlo Segale di unire la propria biblioteca a quella del fratello Mario. Una parte l'aveva già donata nel 1973. La parte rimanente pervenne dopo la sua morte, nel 1977.
Si tratta di una cospicua raccolta di libri, opuscoli e periodici dell'Otto e Novecento, che comprende opere classiche relative a tutti i rami delle scienze mediche. Gian Carlo Segale (1886-1977) curò inoltre la compilazione dell'"Elenco dei periodici di medicina, biologia e scienze affini esistenti nelle Biblioteche di Genova nel 1940", che rimase per molti anni insostituibile strumento di lavoro. Anche Luciano Cirio aveva lasciato i suoi libri alla Biblioteca, alla quale pensarono pure gli eredi di Elio Tartarini, primario neurochirurgo, prematuramente deceduto in piena attività nel 1985. Nello stesso anno anche il primario otorinolaringoiatra Enzo Chiappe donò le sue collezioni di periodici.

Era intendimento dello scrivente che la Biblioteca "Mario Segale" fosse anche il luogo della memoria dei medici che avevano costruito ed alimentato la fama dell'Ospedale della duchessa.

Aveva perciò curato che i singoli lasciti riacquistassero o mantenessero la loro unità, e quei libri rimanessero a ricordo di coloro che da essi avevano tratto i fondamenti della scienza e dell'arte esplicate a beneficio degli infermi.
Nel 1960, l'anno in cui furono inaugurate le grandi opere compiute per l'ampliamento e l'ammodernamento dei servizi dell'Ospedale, fu beneficiata anche la Biblioteca che si vide assegnare i locali dell'antico padiglione operatorio, un grande rettangolo di facile accesso, di fronte al secondo dei due scaloni monumentali, circondato da tre parti da un bell'orto allora ancora coltivato. Si componeva di un vasto salone con scaffalatura metallica disposta su due piani, con la possibilità di un terzo, e altri quattro locali. Dall'alto della sua nicchia, al di sopra dell'ingresso, il busto marmoreo di Gio Batta Segale vegliava su quello ch'era stato il teatro della sua arte e che ora ne ricordava il nome.

"Hic manebimus optime" per quasi vent'anni, finché nel 1979 la legge Basaglia si abbatté come un ciclone sulla Biblioteca. Parve che agli alienati quei locali si confacessero meglio d'ogni altro, e la Biblioteca venne ipso facto sfrattata e ristretta in quella che era stata progettata per essere la sala di ricreazione del convitto delle infermiere, istituto non più attuale dopo la riforma sanitaria del 1978.
Ciò nonostante riuscì allo scrivente di completare la schedatura di tutti i titoli, coadiuvato, negli ultimi tempi, dalla signorina Concetta Nervi.

La Biblioteca, così riassestata e rimessa in efficienza può ora offrire agli studiosi 1910 collezioni di periodici, di cui in corso 350, tra i migliori in campo internazionale, quelli ai quali i medici fanno riferimento abitualmente. Conserva inoltre 15.120 tra volumi e opuscoli, tra i quali si contano 43 cinquecentine, 89 edizioni del Seicento, 679 del Settecento e 2720 del secolo XIX.
Qui si trovano pure l'archivio di Gian Carlo Segale e quello della rivista "Pathologica". La Biblioteca è in collegamento con le istituzioni similari e partecipa al catalogo collettivo dei periodici biomedici. Si è anche dotata di una sezione telematica che però, per ragioni contingenti, è attualmente distaccata presso la direzione sanitaria in attesa di ricongiungersi con la sezione libraria.

 

Note sull'Autore
Vladimiro Zinco nacque nel 1921 a Trieste, dove trascorse la sua infanzia. Trasferitosi con i genitori a Genova, conseguì la maturità classica presso il liceo Cristoforo Colombo. Laureatosi nel 1946 in Filosofia, venne poi assunto presso la Biblioteca della Galliera, rivelando non comuni capacità che andavano al di là dei soli compiti burocratici. Andato in pensione continuò a prestare la sua opera gratuitamente per oltre 10 anni. Per 40 anni redattore della rivista "Pathologica", appassionato bibliofilo e delicato poeta, morì il 12 agosto 1995.

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