Gozzo e noduli tiroidei

Centro della Tiroide

Gozzo

Si definisce “gozzo” un aumento di volume della tiroide.
Si parla di  “gozzo semplice” quando la tiroide è uniformemente aumentata di volume, senza alterazioni nodulari. Frequentemente nel gozzo con l'andar del tempo si sviluppano dei noduli, diventa cioè un gozzo nodulare, che puo’ esere “uninodulare” se è presente un solo nodulo o “multinodulare” se sono presenti piu’ noduli. La funzionalità tiroidea nel gozzo puo’ essere normale (gozzo normofunzionante), aumentata (gozzo iperfunzionante - scheda dedicata all’ipertiroidismo) o ridotta (scheda dedicata all’ipotiroidismo).
Il gozzo può essere “endemico” quando  vi sono molti casi nella stessa area geografica e in questo caso puoò essere legato a fattori ambientali, specie alla carenza di iodio, che si puo’ prevenire con l’uso di sale iodato per cucinare.  Altri casi possono associarsi a patologie tiroidee autoimmuni (scheda dedicata alle tiroiditi) e ci può essere una familiarità.

Noduli tiroidei

Il nodulo tiroideo consiste in una tumefazione delimitata all’interno della tiroide, che altera il normale aspetto uniforme della ghiandola. Il riscontro di noduli tiroidei è molto frequente; nel 5% circa della popolazione generale noduli tiroidei possono essere rilevati alla visita con la semplice palpazione del collo, mentre con l’utilizzo dell’ecografia noduli tiroidei sono riscontrati nel 30-50% della popolazione. Sono piu’ frequenti nelle donne e con l’avanzare dell’età. In oltre il 90% dei casi si tratta di noduli benigni. Il 5-8% dei noduli tiroidei risultano essere neoplastici e la loro identificazione è importante perché un adeguato trattamento consente una guarigione completa nella maggior parte dei casi.

L’inquadramento diagnostico iniziale dei noduli tiroidei si avvale di:

  • Visita medica dedicata
  • Esami del sangue specifici, comprendenti:
    • Dosaggio degli ormoni tiroidei e del TSH, per verificare la funzionalità della tiroide (scheda tiroide).
    • Dosaggio (una sola volta è sufficiente) degli anticorpi TGA e TPO per documentare se è presente una tireopatia autoimmune (scheda dedicata alle tiroiditi).
    • Determinazione (una sola volta) della calcitonina, che è una sostanza prodotta da un sottotipo particolare di cellule tiroidee.
    • Ecografia tiroidea: permette di ottenere una immagine “fotografica”  mediante l’uso di ultrasuoni dell’aspetto della tiroide, di stabilire la presenza e le dimensioni dei noduli, la struttura (solida o liquida o mista), il grado di vascolarizzazione dei noduli; è utile anche per i controlli successivi, per verificare ad esempio se i noduli aumentano di dimensioni.
    • Scintigrafia tiroidea: utile in casi selezionati, quando gli esami pongono il sospetto di un nodulo iperfunzionante (scheda dedicata all’ipertiroidismo).
    • Agoaspirato del nodulo tiroideo: permette di prelevare alcune cellule dal nodulo per esaminarle e contribuire a chiarire la natura del nodulo stesso. Viene praticato inserendo un fine ago (il disagio è di solito sovrapponibile a quello di un prelievo di sangue) nel nodulo, sotto controllo ecografico, al fine di aspirare alcune cellule per sottoporle ad esame citologico. Se il nodulo contiene liquido, questo può venire aspirato con la stessa metodologia.

La terapia dei noduli tiroidei

La terapia dei noduli tiroidei dipende dalla diagnosi. In molti casi (funzionalità tiroidea normale, esame citologico da ago aspirato normale, noduli stabili nel tempo all’ecografia, senza disturbi locali) può non essere necessaria alcuna terapia ed essere indicato solo un controllo periodico nel tempo.
In caso di noduli iperfunzionanti (cioè che producono un eccesso di ormoni tiroidei): vedere scheda dedicata all’ipertiroidismo.
Se la funzionalità tiroidea risulta inferiore alla norma: vedere scheda dedicata all’ipotiroidismo.

Nei noduli diagnosticati come benigni e normofunzionanti, si può in alcuni casi selezionati (noduli non troppo voluminosi,  soggetti giovani senza controindicazioni cardiologiche etc..) fare una terapia medica con ormone tiroideo (Levotiroxina) allo scopo di tenere il TSH (l’ormone che stimola la tiroide) un po’ più basso del normale (mantenendo però sempre gli ormoni tiroidei FT3 e FT4 nella norma ed evitando il sovradosaggio) per cercare di evitare la crescita/far ridurre per quanto possibile le dimensioni del nodulo, tenuto controllato con l’ecografia.

Se l’esame citologico pone dei sospetti sulla possibilità che il nodulo tiroideo sia neoplastico o se ci sono segni clinici di sospetto (anche in presenza di esame citologico da ago aspirato negativo) quali la crescita volumetrica rapida di un nodulo, la fissità ai tessuti circostanti etc.. o se sono presenti segni di compressione locale, anche legati alle dimensioni del nodulo, il trattamento sarà chirurgico.
In caso di carcinoma tiroideo, il trattamento multidisciplinare  - che comprende l’intervento chirurgico di tiroidectomia,  il trattamento medico-nucleare con radio-iodio nei casi indicati, la terapia medica con L-tiroxina, etc…-   e un adeguato follow-up specialistico nel tempo con gli opportuni controlli consentono la  guarigione nella larga maggioranza dei pazienti.

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