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Ottimizzare le cure dei pazienti anziani fragili

Intervista al dott. Alberto Pilotto, Direttore medico responsabile S.C. Geriatria, pubblicata sulla Rivista JAMA (Journal of American Medical Association).

Sarcopenia, Frailty and Risk Prediction in Geriatric Patients

 

Il Progetto MPI_Age: un indice predittivo multidimensionale (MPI) per ottimizzare le cure dei pazienti anziani fragili, migliorando il rapporto costi-benefici per il sistema socio-sanitario.

Impiegare un indice prognostico multidimensionale MPI (Multidimensional Prognostic Index) che sulla base delle malattie e dei farmaci assunti, ma anche delle caratteristiche funzionali, motorie, cognitive, nutrizionali e socio-abitative dell’anziano, misuri l’aspettativa di vita, il rischio di ricovero in ospedale o in casa di riposo la durata della degenza e la probabilità di migliorare o di peggiorare durante il ricovero, ossia in una parola misuri il grado di “fragilità”, può essere utile per attuare interventi di cura appropriati e personalizzati.

Questi in sintesi i risultati del progetto MPI_AGE, cofinanziato dall’Unione Europea, che vede coinvolti centri sanitari di 8 paesi Europei e Australia, presentati dal Dott. Alberto Pilotto, responsabile scientifico del progetto, all'ultimo Convegno della Società Europea di Medicina Geriatrica (EUGMS) tenutosi a Lisbona il 5-7 ottobre 2016.

Come riferito nel podcast pubblicato da JAMA (Journal of American Medical Association) curato dal Dott. Edward H. Livingstone (Deputy Editor JAMA) l’indice MPI è stato applicato in anziani ospedalizzati, ospiti di istituti di riposo e residenti al proprio domicilio dimostrandosi un indice accurato, calibrato e utile nella pratica clinica.
Ad esempio, l’ MPI ha dimostrato che prolungare la durata del ricovero in ospedale peggiora la condizione di “fragilità” dell’anziano indipendentemente dall’andamento della malattia che ha determinato il ricovero. Ancora, l’MPI può aiutare il medico nel prendere decisioni cliniche sul tipo di terapia più appropriata per l’anziano fragile, come ad esempio dimostrato in malattie quali diabete, cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale e demenza.

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