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Vita, morte, miracoli – L’arte della longevità

Mostra d’arte a Villa Croce (22 febbraio - 1 maggio 2018)

Genova, col 28% di over 65 anticipa l'invecchiamento del mondo del 2100:

partendo da questa previsione, i curatori del Museo d'arte contemporanea di Villa Croce hanno costruito la mostra-manifesto 'Vita, morte, miracoli - L'arte della longevità'.

La mostra presenterà interviste audio e interventi di specialisti tra i quali il dott. Alberto Pilotto, direttore S.C. Geriatria dell' E.O. Ospedali Galliera.

 

A cura di Carlo Antonelli e Anna Daneri

Dentro il museo, le narrazioni visuali della quarta e quinta età della vita di artisti nati o cresciuti – o in relazione con la città di Genova e la Liguria (Renata Boero, Lisetta Carmi, Franco Mazzucchelli, Corrado Levi, Elisa Montessori, Anna Oberto, Rodolfo Vitone, ai quali si unisce la giovane trentenne Nuvola Ravera e la partecipazione speciale di Jean Dupuy e Marco Bruzzone) vengono fatte esplodere come prova provata di una tesi derivante da una complessa e dettagliata raccolta di interventi scientifici su ricerche in corso a Genova sulla senilità (coordinata dallo stesso Antonelli e dalla giornalista Paola Mordiglia). La mostra presenterà interviste audio e interventi di: Massimiliano Valerii(direttore generale del Censis), Valter Longo (superstar dell’argomento e direttore dell’Institute of Longevity di Los Angeles, nonché autore del bestseller “La dieta della longevità” pubblicato in tutto il mondo), Stefano Gustinchich dell’Istituto Italiano di Tecnologia (genetista e “combattente” contro le degenerazioni cellulari di Parkinson e Alzheimer), Alberto Pilotto e Patrizio Odetti (primari di geriatria rispettivamente all’Ospedale Galliera e all’Ospedale San Martino di Genova), Massimo Livi Bacci (grande decano degli studi demografici), Franca Rossi Galli (sessuologa della terza età), Niccolò Casiddu (docente di design della “silver economy” alla facoltà di Architettura di Genova), Carla Costanzi (sociologa), Lucio Ghio (primario di psichiatria dell’Ospedale Galliera di Genova).

L’evidenza demografica dell’eccezionalità della città di Genova come impressionante laboratorio mondiale della nuova lunghezza della vita e delle sue implicazioni fa sì che il terreno dove è situato il museo rappresenti un’avanguardia totale: come ha dichiarato Walter Longo, “Genova è l’America tra 30 anni, è l’intero mondo occidentale del 2050”. Solo allora infatti il mondo arriverà all’attuale percentuale del capoluogo ligure: quella del 40% della popolazione sopra i 65 anni, dato che la rende già ora la città più vecchia d’Europa e una delle prime cinque del pianeta.
Evviva, quindi.
In questo clima euforico, il lavoro espressivo tra gli 80 e i 100 anni prende una nuova luce, aiutato dagli sviluppi esponenziali della medicina personalizzata, della nutrigenetica e della ricerca digitale e tecnologica in genere (si pensi a protesi e anche esoscheletri per disabili o anche solo per affrontare le ardue salite delle stradine locali).
La generazione vivente che per ultima è stata testimone degli orrori della Seconda Guerra Mondiale si libera dei fardelli dell’inservibilità e dell’attesa infinita per trovate gioie e libertà inattese.

La mostra

Il percorso espositivo si apre lungo lo scalone di Villa Croce, dove si possono ascoltare le voci degli esperti incontrati durante la ricerca.
Un enorme diorama sonoro che disegna ed espande l’idea di Genova come capitale della longevità per le cosiddette “volpi d’argento” tra il presente e il 2050, visto anche come concreta piattaforma per il rilancio economico, turistico e residenziale della città.
Il visitatore è accompagnato alla scoperta dell’universo senile e delle sue espressioni creative, scandite da citazioni che scorrono per mezzo di insegne luminose lungo il percorso, in un ambiente totale che avvolge tutto il piano nobile. Le diverse stanze della villa ospitano altrettante installazioni immersive concepite appositamente per la mostra.
L’intro è affidata a Jean Dupuy, special guest d’eccezione, che presenta in anteprima un video realizzato con il figlio musicista, incentrato sullo scorrere del tempo.  E’ la volta poi di Lisetta Carmi, celebre per le sue fotografie di travestiti genovesi, che per la prima volta espone una serie di diapositive di viaggio in Messico e Venezuela degli anni settanta che sembrano presagire le sue successive scelte di vita spirituale, come testimoniato dall’audio della sua voce diffusa nello spazio.
Famoso per i suoi abbandoni di sculture marine gonfiabili nel golfo del Tigullio, Franco Mazzucchelli interviene direttamente sull’architettura della villa. La pellicola trasparente della sua installazione d’aria, si espande nella sala fino ad aderire alle pareti come una seconda pelle.
Per il suo intervento, Anna Oberto parte da una performance del 1980  riproposta in forma di installazione, che ne ricostruisce l’ambiente emozionale e coinvolgente, accompagnato dalle immagini del tempo e da una linea continua di parole distribuita lungo il perimetro della stanza. L’opera è introdotta da un raro film del 1955 dedicato a Ezra Pound e realizzato insieme a Martino Oberto e Gabriele Stocchi.
Renata Boero espone due tele di grande formato dei suoi esordi negli anni sessanta e delle sperimentazioni più recenti. Al continuum temporale corrisponde la creazione di uno spazio sensoriale anch’esso continuo, arricchito da elementi scultorei e in cui i principi di vita e morte sono evocati dalle metamorfosi dei materiali usati dall’artista.
Corrado Levi porge un omaggio al golfo di La Spezia, terra che ha ispirato i suoi famosi “Canti Spezzini” e dove ha abitato nel corso degli anni ottanta ideando una topografia sentimentale combinata a una riflessione sul tema delle migrazioni contemporanee.
Elisa Montessori crea un ambiente lirico, ma da eterna ragazzaccia: i vetri con le immagini delle palme dell’infanzia. Montale nascosto nei libri e negli orizzonti. Ma anche le carte gialle che trova solo in America e i quadretti sui quali ha appena camminato sopra. L’artista evoca una continua e imprevedibile trasformazione che interessa non solo i segni   ma lo stesso processo del vedere e dell’esperire del visitatore.
Chiude la mostra il labirinto di rose dipinte da Rodolfo Vitone, ricostruzione di un’installazione del 1985 all’Ospedale Psichiatrico di Quarto, che evoca il famoso roseto di Villa Croce ma anche i piaceri della vita, che non hanno età.
Parte integrante della mostra è l’intervento della giovane artista genovese Nuvola Ravera nei giorni del solstizio di Primavera, che prevede un’azione corale presentata ‘in potenza’ negli spazi di mostra in forma scultorea.
Durante tutta la durata dell’esposizione si terrà un programma settimanale di incontri aperti al pubblico con i protagonisti artistici e scientifici della mostra, anticipati dal workshop previsto il 21 sul tema “Spazi, oggetti e tipologia dell’abitare nell’Età d’Argento”.

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